Termini a ritroso, nuova pronuncia della Cassazione

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Sui criteri di calcolo delle scadenze processuali la giurisprudenza di legittimità è stata costantemente orientata nel senso di ritenere che la previsione della proroga al primo giorno non festivo di cui all’art. 155, 4° comma, c.p.c. non si applicasse ai termini da computarsi a ritroso (cfr., per i riferimenti giurisprudenziali, la risposta ad un quesito fornita su questo blog). Qualche dubbio, in dottrina e tra i giudici di merito, ha suscitato l’applicabilità del medesimo principio ai termini con scadenza nella giornata di sabato (con riferimento alla quale vale la proroga contemplata dall’art. 155, 5° comma, c.p.c.).

Con sentenza n. 14797 depositata il 30 giugno 2014, la Corte di Cassazione (Sez. III civ., Pres. Giovanni Battista Petti, Rel. Luigi Alessandro Scarano) ha ribadito il principio già più volte espresso ed ha colto altresì l’occasione per precisare con chiarezza che nel calcolo a ritroso lo slittamento al giorno precedente opera sia rispetto a quello festivo che a quello cadente di sabato. Continua a leggere »

Equa riparazione, il termine per la notifica del ricorso non è perentorio

Cassazione

Le Sezioni unite (Presidente G. Santacroce, Relatore M. R. San Giorgio), con la sentenza n. 5700 del 12 marzo 2014, hanno enunciato il principio secondo il quale in tema di equa riparazione per violazione della durata ragionevole del processo, il termine per la notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza alla controparte non è perentorio e, pertanto, è ammessa la concessione di un nuovo termine, perentorio, al ricorrente nella ipotesi di omessa o inesistente notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza. Continua a leggere »

Opposizione a Decreto Ingiuntivo e termine di costituzione dell’opponente

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La Prima Sezione della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7792 del 17 maggio 2012 (Presidente C. Carnevale – Estensore L. Macioce), ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 della legge n. 218 del 2011, il quale, per i procedimenti in corso alla data della sua entrata in vigore, esclude che la dimidiazione del termine di costituzione dell’opponente sia automatica e ragionevolmente la correla all’eventuale scelta acceleratoria compiuta dall’opponente stesso tramite assegnazione all’opposto di un termine di comparizione inferiore a quello dell’art. 163-bis, primo comma, cod. proc. civ.

Domanda di liquidazione onorari, giudice monocratico o collegiale?

Corte di Cassazione

Con ordinanza interlocutoria n. 2476 del 21 febbraio 2012, la 2^ sezione civile della Corte di Cassazione (Presidente O. Schettino, Relatore E. Bucciante), ha rimesso alle Sezioni Unite la questione – su cui si è ravvisato un contrasto fra le sezioni semplici, ove la domanda sia stata proposta in via monitoria – se il ricorso proposto dall’avvocato per la liquidazione del suo onorario debba essere deciso dal tribunale in composizione collegiale, come dispone la lettera dell’art. 29 della legge 13 giugno 1942, n. 794 e discende dalla natura camerale del procedimento, oppure dal giudice monocratico, atteso che la controversia non rientra fra i giudizi con riserva di collegialità, di cui all’art. 50-bis cod. proc. civ.

In vigore le modifiche al codice di procedura civile

Norme

In vigore da oggi le modifiche al codice di procedura civile introdotte dal Decreto Legge 22 dicembre 2011, n. 212 (convertito con Legge 17 febbraio 2012, n. 10, pubbl. G.U. n. 42 del 20 Febbraio 2012) recante “Disposizioni urgenti per l’efficienza della giustizia civile“.

Tra le novità, la facoltà per le parti di stare in giudizio personalmente nelle cause il cui valore non superi € 1.100,00 e la previsione che, in tali cause, le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda.

Sul calcolo dei termini ex art. 183, 6° comma, c.p.c.

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Ancora dubbi sul calcolo dei termini processuali stabiliti dall’art. 183, 6° comma, c.p.c. nella sua nuova formulazione introdotta dal D.L. 14 marzo 2005, n. 25, convertito con modificazioni in L. 14 maggio 2005, n. 80. Con ordinanza 21.2.2011 il Giudice Onorario del Tribunale di Napoli, Sezione Distaccata di Ischia, dott. Alessandro Minucci, affronta la questione della decorrenza dei termini e, respingendo un’eccezione di decadenza dalla prova sollevata da una delle parti, afferma il principio secondo il quale “la scadenza domenicale del 1° termine” fa “slittare di un giorno la decorrenza del secondo termine”.

Di seguito il testo del provvedimento. Continua a leggere »

La citazione e il codice fiscale dell’avvocato

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Il Decreto Legge 29 dicembre 2009 n. 193, convertito, con modificazioni, nella Legge 22 febbraio 2010 n. 24, modificando l’art. 163 c.p.c., ha introdotto l’obbligo di indicare nell’atto di citazione il codice fiscale, oltre che dell’attore e del convenuto, anche “delle persone che rispettivamente li rappresentano o li assistono”.

La modifica legislativa è stata da molti interpretata come introduttiva dell’obbligo per l’avvocato di indicare il proprio codice fiscale. Per giunta, a pena di nullità (ex art. 164 c.p.c. in relazione all’art. 163, 3° comma, n. 2). In realtà, per persone che rappresentano o assistono le parti in giudizio devono intendersi coloro che agiscono, in virtù di specifiche disposizioni normative, quali rappresentanti sostanziali della parte (si pensi al caso in cui quest’ultima sia soggetto incapace), e, non certo, i difensori.

Vero è che la stessa legge ha modificato anche l’art. 125 c.p.c., prevedendo espressamente l’indicazione del codice fiscale del difensore negli atti ivi elencati (citazione, ricorso, controricorso, precetto). Tuttavia, alcuna nullità è espressamente sancita in ipotesi di omissione.

Gioacchino Celotti

Aspettando la sentenza…

risposte a quesiti

Dopo anni di udienze, finalmente, la mia causa sembrava avvicinarsi alla fine. Il 20 febbraio dello scorso anno c’è stata l’udienza di conclusione e, per come mi è stato spiegato, già prima dell’estate il Giudice avrebbe dovuto depositare la sentenza. E’ passato più di un anno ormai e ancora niente. E’ normale tutto questo ritardo? Non ci sono dei termini che il Giudice deve rispettare? N.R. (via e-mail)

Purtroppo i termini previsti dal codice di procedura civile non sono “perentori”. Rispettando gli stessi, in effetti, il Giudice avrebbe dovuto depositare la sentenza nei tempi che Le sono stati indicati. Ma nessuna conseguenza il codice ha previsto in ipotesi di inosservanza. E così, il caso che mi sottopone non è affatto isolato. Conseguenze ci sarebbero, ma sul solo piano disciplinare, per il Magistrato che effettui con ritardo il deposito. Ho usato non a caso il condizionale, giacché la sussistenza di un illecito può essere esclusa – secondo l’orientamento costante della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura - laddovi risulti provato che il ritardo - anche sistematico – nel deposito dei provvedimenti giurisdizionali non sia sintomatico di negligenza e mancanza di operosità, ma sia determinato da oggettive condizioni dello svolgimento del servizio (dunque, il singolo ritardo va valutato in relazione alla mole complessiva del lavoro espletato).

Distrazione delle spese, sufficiente la dichiarazione del difensore

tribunale aula

Per disporre la distrazione delle spese di giudizio è sufficiente che il procuratore della parte vittoriosa dichiari di avere anticipato le spese di di non aver riscosso gli onorari, senza alcun margine di sindacato sulla rispondenza al vero di detta dichiarazione.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, III sezione civile, con la sentenza n. 21070/09 del 7 luglio – 1° ottobre 2009, la quale ha altresì ribadito, citando un precedente della stessa Corte (Cass., 25 febbraio 2002, n. 2736) che l’omessa pronuncia sull’istanza di distrazione delle spese del difensore non è un errore materiale della sentenza emendabile con un provvedimento di rettificazione, ma un vizio della pronuncia per violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 93 c.p.c., suscettibile d’impugnazione avanti al giudice di grado superiore.