Conversione del rapporto a termine e criteri di liquidazione dell’indennità

Corte di Cassazione

In tema di risarcimento del danno per i casi di conversione del contratto di lavoro a tempo determinato, lo “ius superveniens” ex art. 32, commi 5, 6 e 7, della legge n. 183 del 2010 configura una sorta di penale “ex lege” a carico del datore di lavoro che ha apposto il termine nullo; pertanto, l’indennità va liquidata, nei limiti e con i criteri fissati dalla novella, a prescindere dalla costituzione in mora del datore di lavoro e dalla prova di un danno effettivo del lavoratore, trattandosi di indennità “forfetizzata” e “onnicomprensiva” per i danni causati dalla nullità del termine nel “periodo intermedio” (dalla scadenza del termine alla sentenza di conversione).

Il principio, coerente con l’interpretazione che della nuova disciplina ha fornito la Corte costituzionale con la sentenza n. 303 del 2011, è stato ribadito dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro,  Presidente F. Roselli – Relatore V. Nobile, con la Sentenza n. 3056 del 29 febbraio 2012.

Formazione e lavoro, in mancanza di addestramento si converte in contratto a tempo indeterminato

fabbrica

Richiamando precedenti della stessa sezione lavoro, la Corte di Cassazione, con sentenza 8 marzo 2012, n. 3625, ribadisce il principio secondo cui, nel contratto di formazione e lavoro – previsto dall’art. 3 del D.L. 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, nella legge 19 dicembre 1984, n. 863 (come successivamente modificato con D.L. n. 108 del 1991, convertito con la legge n. 169 del 1991) – l’addestramento pratico finalizzato all’acquisizione da parte del lavoratore della professionalità necessaria all’immissione nel mondo del lavoro costituisce parte integrante della causa del contratto stesso. In mancanza di tale presupposto, dunque, non è integrata la fattispecie del contratto di formazione e lavoro, il quale prevede, a fronte della prestazione di lavoro, l’obbligo datoriale di corrispondere una retribuzione e di fornire un addestramento finalizzato all’acquisizione della professionalità necessaria per una definitiva immissione del giovane nel mondo del lavoro.

Medici specializzandi, irretroattiva la nuova disciplina della prescrizione

medico

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sulla applicabilità della nuova disciplina sulla prescrizione introdotta dalla legge di stabilità 2012 ed entrata in vigore il 1° gennaio 2012 in tema di danno da omesso recepimento delle direttive CEE sui compensi dei medici specializzandi, con la sentenza 1850 del 8 febbraio 2012 (Sezione Lavoro, Presidente F. Miani Canevari – Estensore R. Mancino) ha affermato il principio secondo cui, la norma introdotta dall’art. 4, comma 43, della legge n. 183 del 2011, secondo la quale la prescrizione del diritto al risarcimento del danno soggiace al termine quinquennale ex art. 2947 cod. civ., vale soltanto per i fatti verificatisi successivamente alla sua entrata in vigore, poiché essa non evidenzia i caratteri della norma interpretativa, idonei a sottrarla al principio di irretroattività; ne consegue che, per i fatti anteriori alla novella, opera la prescrizione decennale, secondo la qualificazione giurisprudenziale nei termini dell’inadempimento contrattuale.

Impugnazione di licenziamento: tempestiva se spedita entro i 60 giorni

Corte di Cassazione

L’impugnazione del licenziamento ai sensi dell’art. 6 della legge n. 604 del 1966, formulata mediante dichiarazione spedita al datore di lavoro con missiva raccomandata a mezzo del servizio postale, deve intendersi tempestivamente effettuata allorché la spedizione avvenga entro sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento o dei relativi motivi, anche se la dichiarazione medesima sia ricevuta dal datore di lavoro oltre il termine menzionato.

In base ai principi generali in tema di decadenza, enunciati dalla giurisprudenza di legittimità e affermati, con riferimento alla notificazione degli atti processuali, dalla Corte costituzionale – l’effetto di impedimento della decadenza si collega, di regola, al compimento, da parte del soggetto onerato, dell’attività necessaria ad avviare il procedimento di comunicazione demandato ad un servizio – idoneo a garantire un adeguato affidamento – sottratto alla sua ingerenza, non rilevando, in contrario, che, alla stregua del predetto art. 6, al lavoratore sia rimessa la scelta fra più forme di comunicazione, la quale, valendo a bilanciare la previsione di un termine breve di decadenza in relazione al diritto del prestatore a conservare il posto di lavoro e a mantenere un’esistenza libera e dignitosa (art. 4 e 36 Cost.), concorre a mantenere un equo e ragionevole equilibrio degli interessi coinvolti.

Il principio di diritto è stato affermato dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza 14 aprile 2010 n. 8830.

Licenziamento per superamento del periodo di comporto, impugnazione nel termine ordinario

licenziamento

L’impugnazione del licenziamento per superamento del periodo di comporto non è soggetta al termine di decadenza di sessanta giorni ma a quello ordinario di prescrizione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione – Sezione Lavoro con la sentenza 28 gennaio 2010 n. 1861, secondo la quale si tratta di un’ipotesi particolare di recesso alla quale non può essere applicata la disciplina contenuta nella legge n. 604 del 1966 che vale solo per i casi contemplati dalla normativa stessa. Con la conseguenza che in tutte le ipotesi di recesso non previste espressamente da quella legge torna in vigore la disciplina generale contenuta nel codice civile.

Legge 104 e trasferimento per incompatibilità ambientale

handicap

Decidendo una questione ritenuta “di particolare importanza”, con sentenza depositata il 9 luglio 2009, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione hanno affermato il principio secondo cui, in tema di assistenza alle persone handicappate, il diritto del familiare lavoratore, che assiste con continuità un familiare od affine portatore di handicap, a non essere trasferito ad altra sede senza il suo consenso non possa essere invocato ove il lavoratore versi in una situazione di incompatibilità ambientale.

Alla luce di una interpretazione dell’art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992 orientata alla complessiva considerazione dei principi e dei valori costituzionali coinvolti, hanno affermato le Sezioni Unite, il diritto del genitore o del familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato, di non essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’azienda, ovvero della pubblica amministrazione, non è invece attuabile ove sia accertata, in base ad una verifica rigorosa anche in sede giurisprudenziale, la incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro.

Licenziamenti plurimi individuali e diritto di precedenza

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Con la sentenza 27 maggio 2009, n. 3214, la Corte di Appello di Napoli – Sezione Lavoro, in linea con l’orientamento della Suprema Corte che definisce “ormai consolidato“, afferma che il diritto (soggettivo) alla riassunzione spetta al lavoratore licenziato non solo nel caso di licenziamento collettivo ma altresì nelle ipotesi di licenziamenti plurimi individuali.

La Corte di Cassazione, aggiunge il collegio napoletano, nel richiamare di recente il consolidarsi in sede di legittimità dell’orientamento che ammette la configurabilità di un diritto soggettivo alla precedenza nella assunzione in presenza dei presupposti dalla stessa norma previsti, ha ribadito che tale diritto si estingue con lo spirare del termine di un anno (ora, sei mesi, per effetto della modifica introdotta dal D.lgs. 297/2002) dalla cessazione del rapporto ed è invece tutelato laddove il datore decida di procedere alle nuove assunzioni entro il predetto termine, dovendosi attribuire rilievo alla decisione organizzativa datoriale, esternata di norma con la richiesta di avviamento (Cass. 14293/2002 in motivazione). In tale occasione – prosegue la Corte di Appello di Napoli – il Supremo Collegio ha aggiunto ancora che il diritto in esame, pur non essendo configurabile esclusivamente in presenza di decisioni di assumere a tempo pieno e indeterminato, postula l’ulteriore condizione che si tratti di assunzioni decise nella “stessa qualifica”, quando cioè vi sia una sostanziale coincidenza tra la professionalità di cui l’azienda abbisogna e quella posseduta dai lavoratori con diritto di precedenza, senza che occorra altresì l’identità dei livelli di inquadramento formale. Peraltro, alcune forme di lavoro c.d. flessibile non potrebbero essere impiegate per offrire lavoro agli aventi diritto (come nel caso dei contratti di formazione e lavoro ovvero dei contratti di lavoro interinale, che presuppongono l’intercorrenza del rapporto con un diverso soggetto). Poiché, peraltro, il diritto di precedenza non è tutelabile ex art. 2932 c.c. alla sua violazione non può che scaturire il diritto al risarcimento del danno (Cass. 4008/1997). Una volta che il lavoratore creditore abbia dimostrato l’esistenza dei presupposti per la tutela, competerà al datore di lavoro la prova della assoluta inevitabilità della scelta ovvero della impossibilità di procedere alla stipula dei contratti con gli ex dipendenti nel riparto dell’onere probatorio posto dall’art. 1218 c.c.

Nella specie, la Corte di Appello di Napoli ha confermato la decisione del primo giudice che aveva ritenuto non fornita dal lavoratore la prova della sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge, nulla avendo sul punto dedotto nel ricorso introduttivo e neppure allegato che siano state effettuate assunzioni, nella stagione successiva, nella stessa qualifica di appartenenza.

Elezioni e permessi

risposte a quesiti
Sono un lavoratore dipendente e per le prossime elezioni sono stato chiamato a fare lo scrutatore. Ho diritto di chiedere un permesso al mio datore di lavoro?

Al lavoratore, con contratto a tempo indeterminato e determinato, sia nel pubblico che nel privato, chiamato a svolgere funzioni presso i seggi elettorali per le elezioni del Parlamento (nazionale ed europeo), per il rinnovo dei consigli comunali, provinciali e regionali ed in occasione delle consultazioni referendarie, è riconosciuto il diritto di assentarsi per tutto il periodo corrispondente alla durata delle operazioni di voto e di scrutinio. L’assenza è considerata attività lavorativa a tutti gli effetti. Il beneficio spetta ai componenti del seggio elettorale (presidente, scrutatore, segretario), ai rappresentanti di lista, nonché, in occasione del referendum popolare, ai rappresentanti dei promotori del referendum.

Litiga con i colleghi, legittimo il suo trasferimento

litigio-lavoro
A condizione che vengano preservate le “mansioni originarie”, la misura rientra, ad avviso della Suprema Corte, tra le ragioni organizzative costituenti corretto esercizio dello ius variandi.

Ripresa dai principali organi di informazione, ha suscitato curiosità la pronuncia della Corte di Cassazione (sezione lavoro – sent. n. 22059) che ha ritenuto legittimo il trasferimento di un lavoratore (un operaio di un’azienda di trasporti navali della provincia di Venezia) “giustificato dalla necessità di rasserenare i rapporti con i colleghi di lavoro“.